Il buio attorno a Taurus era denso e pressante, quasi si potesse tagliare con un coltello. A Kellan sembrava che addirittura gli penetrasse nella pelle, lo sentiva serpeggiare attraverso i pori, raggiungere muscoli e legamenti, ramificando poi nelle vene fino ad attanagliargli il cuore in una morsa pericolosa e vischiosa come la melassa. Si ritrovò a sorridere mentalmente per quel paradosso, lui che era nato dall’oscurità più pura, in quel momento ne aveva quasi paura. Passato un primo momento di sconcerto si costrinse a muovere gli arti ma non successe nulla, come se l’interruttore del suo corpo fosse piegato su “OFF” e nessuno riuscisse ad accenderlo. La domanda martellante che gli stava uccidendo il cervello era una sola “Dove diavolo mi trovo?”. In effetti faceva bene a chiederselo, ricordava solo quei piccoli demonietti succhia anima che, ballonzolanti, si contendevano un ultimo “raggio di luce” cadaverica e poi il nulla. «Finalmente ti sei svegliato, “Bella”» due rubini fiammeggianti incontrarono la giada di Kellan «beh, magari non troppo bella, “addormentata”.» La voce era graffiante, come unghie che affondano in terra arsa dal sole. Di tanto in tanto uno stridio interrompeva i graffi e avevi l'impressione che quegli artigli si fossero spostati dal loro lavoro di scavatori, incontrando una superficie liscia e tremendamente dura. Le piccole bolle di fuoco galleggiarono in aria, volteggiavano in intricati cerchi, come rapaci che si fiondano sulla preda ignara. Quando questi furono abbastanza vicino da scorgerne l'intricato labirinto di capillari, il fiato fetido della morte violentò le narici di Taurus che si costrinse a non rigettare fuori l'anima intera. «Do-dove sono?» «Mh, bella domanda.» una luce bluastra illuminò la stanza ma non capiva da dove provenisse. Ad una prima occhiata sembrava si trovasse ancora nell’obitorio ma era come se il tempo si fosse congelato, perfino i piccoli demoni scalpiccianti galleggiavano immobili nell’atmosfera pesante della stanza. «Oh, vedo che già te ne sei accorto.» l’essere portò indice e medio alle labbra, come se stesse fumando una sigaretta. Inalò fumo invisibile, per poi rilasciarlo, ora palpabile, in lente volute «Beh, non ha senso, allora, continuare a tacere.» Kellan guardò le molli piroette che quelle “ballerine” di fumo compivano nell'aria, trasportate da chissà quale incantesimo. Seguendole iniziò a studiare la creatura. Da quel poco che riusciva ad intravedere doveva trattarsi di un demone: capelli lunghi e neri come la pece si spostavano, attraversati da una sorta di scarica vitale, o di lume di genio; gli occhi grandi e sporgenti erano coperti, nella parte superiore, da palpebre pesanti e scure, cerchiati da profonde occhiaia. Le iridi rosse si ramificavano in arruffate vie secondarie iniettando l’occhio di puro sangue. Dalla bocca sottile sporgevano violente fauci, taglienti co... Read the whole post...
- Tags:
- 06 - Tempo sospeso
|